Il piano di regolarizzazione di massa dei migranti irregolari varato dal governo spagnolo “è un problema” per tutta l’Europa. Lo ha detto Manfred Weber, presidente del Partito popolare europeo (PPE), in un’intervista esclusiva rilasciata al programma Europe Today di Euronews.
Il provvedimento del premier Pedro Sánchez ha raccolto oltre un milione di domande da parte di persone già residenti in Spagna. Weber ha sottolineato che, sebbene i permessi di soggiorno concessi dalla legge spagnola non siano validi negli altri Stati membri, la misura consentirebbe comunque agli interessati di spostarsi liberamente nello spazio Schengen, con ricadute sugli altri paesi dell’Unione.
“Possono andare in Francia, possono andare in Belgio, possono andare in Polonia”, ha detto Weber. “Mi aspetto che i leader [europei] parlino di questa legalizzazione di massa di un milione di persone”.
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Il nodo dei profili da regolarizzare
Sánchez difende l’iniziativa sostenendo che l’immigrazione è indispensabile per sostenere l’economia spagnola di fronte all’invecchiamento della popolazione, avvertendo che senza flussi migratori il paese rischia di perdere il 19% del PIL entro il 2050. Weber contesta invece la platea dei beneficiari della regolarizzazione.
“Abbiamo bisogno di persone qualificate che possano davvero contribuire al nostro sistema. E questo non sta accadendo in Spagna”, ha detto il leader del PPE, aggiungendo che l’Europa ha bisogno di migrazione legale per colmare le lacune del mercato del lavoro, ma che una regolarizzazione improvvisa di un milione di persone nel giro di poche settimane “non è una procedura normale”.
La posizione di Weber si inserisce in una linea del PPE sempre più rigida sul dossier migratorio, che negli ultimi mesi ha portato il partito ad allinearsi con le forze di destra e di estrema destra al Parlamento europeo per approvare norme più restrittive in materia di ingressi e rimpatri.
Rimpatri e centri fuori dall’UE
Weber ha difeso anche il nuovo regolamento sui rimpatri, che consente l’istituzione di centri di ritorno per migranti irregolari al di fuori dell’Unione. La misura è stata approvata di recente dal Parlamento europeo nonostante le critiche legate ai possibili rischi per i diritti umani.
“Se una persona è irregolare, deve lasciare l’UE, e al momento solo il 20% dei rimpatri viene eseguito”, ha detto Weber, secondo cui i centri nei paesi terzi permetterebbero di aumentare il numero delle espulsioni effettive. Il leader del PPE non ha però specificato se tali centri debbano essere finanziati con fondi europei, né in quali paesi extra-UE dovrebbero essere collocati.
“Abbiamo partner in Africa, nel Medio Oriente, con cui possiamo lavorare. Ma ora tocca agli Stati membri”, ha detto.
La stretta sul diritto d’asilo
Le regole attuali garantiscono a qualsiasi cittadino di un paese terzo la possibilità di richiedere asilo nell’UE, indipendentemente dalle modalità di ingresso nel territorio europeo. Nell’assemblea generale di martedì a Vienna, il PPE ha adottato una risoluzione che chiede alla Commissione europea di limitare il diritto d’asilo per determinate categorie di migranti.
Secondo il testo, gli Stati membri dovrebbero poter rifiutare le procedure d’asilo alla frontiera nei casi di “strumentalizzazione” e quando i migranti irregolari tentano di entrare nell’UE da un paese terzo considerato “sicuro”. Lo scorso febbraio il Parlamento europeo aveva già approvato una modifica legislativa che consente di respingere alcune richieste d’asilo, permettendo agli Stati membri di trasferire i richiedenti in paesi terzi non collegati alla loro domanda prima che questa venga esaminata.
Il PPE punta ora ad andare oltre, chiedendo l’abolizione dello status di protezione sussidiaria e l’esclusione dal diritto d’asilo di chiunque venga spinto verso i confini dell’UE nell’ambito di tattiche di strumentalizzazione da parte di altri Stati, come avvenuto negli scorsi anni al confine finlandese con la Russia e al confine polacco con la Bielorussia.

